Autore:ZANGA EDUARDO
N. - M. :Napoli, 1957 - 2024
Tecnica:Tecnica mista con multimateriali su tavola
Misure:48 x 132 x 10 cm
Anno:2022
Classificazione: Moderni, Astratti, Altre Tecniche
La Porta del Minotauro di Eduardo Zanga è opera archiviata e pubblicata a pagina 31 del catalogo della mostra “Peppe Pappa / Eduardo Zanga. Incontaminate radici vesuviane”
Eduardo Zanga, scultore e pittore, studia Scultura, Pittura e Arte applicata all’Istituto d’Arte di Torre Del Greco, allievo di Renato Barisani. Nel 1983 frequenta i Master di Disegno Industriale e Fotografia. Nel 1986 si dedica allo studio della progettazione e alla realizzazione di gioielli e complementi di arredo, soprattutto lampade e pannelli decorativi in legno e in plexiglass. Nel 2004 fonda il Movimento d’Arte “Geometrie Dinamiche”. Il percorso artistico di Eduardo Zanga è un’analisi costante e progressiva di momenti di ricerca e di sperimentazione, dallo sventramento cubista della figura alla totale sintesi della materia come elemento della natura. Eduardo Zanga usa materiali poveri, legno, sabbia, terriccio, ferro, plexiglass ed altro, arrivando ad un’esperienza del tutto informale. Negli ultimi quindici anni sente l’esigenza di forme e di segni più definiti fino ad una logica geometrica astratta, in un’armonia di composizioni concrete dando corpo e dimensioni a sculture dinamiche. Anche i dipinti e i collage determinano una caratteristica essenziale di linea e spazio che avvolge la totalità del pieno e del vuoto, come una legge naturale quasi cosmica in un equilibrio armonico che ricorda la disciplina filosofica orientale, arrivando all’essenzialismo estetico e alla naturalezza della vita quotidiana. Implosione ed esplosione di ricerca e creatività dinamica, in sintonia con continui cambiamenti espressivi, senza mai cadere nella minima contaminazione delle mode e del commerciale, purtroppo si spegne prematuramente a causa di una malattia ad aprile del 2024. Molte sue opere fanno parte di collezioni pubbliche e private in Italia e all’estero.
Tra le sue mostre si ricordano nel 2009 la Collettiva “otto eccellenze” a Villa Vannucchi e la Collettiva “Itin-erario-d’arte” a Villa Bruno, entrambe a San Giorgio a Cremano, Napoli; del 2010 è la mostra con Vincenzo Aulitto e Peppe Pappa, “Moralità per il mondo” a Villa Savonarola, Portici, Napoli. Nel 2013 espone nella bipersonale “Art Projet Away” presso lo Studio Gallery di Benevento, con Ferdinando Bianco.
Le ultime collettive: “Napoli-Expo-Art-Polis” Pan Palazzo Delle Arti Napoli, 2015; “La Rabatana” con installazione di opere al Museo Diocesano di San Francesco Neri, Tursi (Matera) 2016; “Il Luogo Del Pensiero” Pan Palazzo Delle Arti Napoli 2021.
Poco dopo la sua scomparsa, è da annoverare l’importante mostra antologica alla Villa Campolieto (Ercolano) con l’amico artista Peppe Pappa: “Peppe Pappa / Eduardo Zanga. Incontaminate radici vesuviane”.
Le sue opere sono in mostra permanente presso la Galleria Marciano Arte di Portici che da anni cura il suo lavoro di Artista.
Incontro – Cammino – Significato: queste tre parole sono la traccia che conduce il visitatore a “colloquiare” con le opere di questi due artisti, Peppe Pappa e Eduardo Zanga, che si incontrano, ancora una volta, in un percorso esclusivo che non prescinde dalle “Incontaminate radici vesuviane” che li vede accomunati. Entrambi nati, vissuti e operanti nel territorio vesuviano, sono espressione di una particolare energia magmatica che si sprigiona dalle loro opere sia pure utilizzando linguaggi diversi e solo apparentemente divergenti.
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Edoardo Zanga si forma con il grande maestro napoletano dell’arte contemporanea Renato Barisani e da lui apprende il linguaggio e la ricerca dell’arte non-figurativa, la sperimentazione con svariati materiali da utilizzare in infinite possibilità combinatorie e la profondità del linguaggio informale.
Come palesemente si evince nelle sue opere esposte, tutto il suo percorso creativo sarà un viaggio continuo in cui la materia è compagna imprescindibile e, soprattutto, veicolo di espressione profonda e libera.
Un’analisi costante e progressiva di momenti di ricerca e di sperimentazione caratterizzano dipinti, collages, sculture totemiche e molto altro. Sì perché quasi nessuna delle sue opere può essere incasellata in una precisa tipologia artistica: tutte le pratiche sembrano fondersi in armonie quasi musicali.
Zanga usa la materia ‘povera’, legno, carta, vetro, sabbia, terriccio, pietra, tela di sacco, rame, lamine in ferro, alluminio, plexiglass, con l’abilità dell’artigiano che, secondo la pratica più antica del mondo, intuisce ed estrae forme espressive da tutto ciò che incontra. E’ come se l’artista recuperasse, nella pratica come nelle forme, il ‘remoto operare’ ma non come pura citazione o semplice emulazione quanto, piuttosto, per esprimere il suo sentire complesso, articolato e talvolta inquieto propri dell’uomo moderno.
Il ‘rifiuto’ ha una seconda e più nobile possibilità quella di divenire linguaggio e far parte di euritmiche composizioni.
Le materie non sono quasi mai tangenti alle superfici che le ospitano ma interagiscono tra loro in un continuo gioco di rimandi. Tra vuoto e pieno e aggettando, esse sembrano venirci incontro per chiederci di essere toccate, per sentirne le vibrazioni e le sensazioni, le stesse che l’artista ha provato tenendole tra le mani, lavorandole e accostandole come fossero lettere di un magico alfabeto.
L’aspetto cromatico è più che presente attraverso la naturalezza della materia, le sue autentiche sfumature e originalissime apparenti imperfezioni, ma non mancano colori acrilici e brillanti vernici stesi, talvolta, in maniera compatta e omogenea e, in altre, poste e sovrapposte in ricercate incerte campiture. Dominano sfondi di un nero profondo o di un rosso vibrante, azzurri sognanti rincorrono verdi vivaci o si lasciano squarciare da lame di luminosi gialli. Sono i colori delle terre vesuviane: luci abbaglianti, mare, terra, rigogliose vegetazioni e fertilissimo magma.
La forma spazia dall’essenziale rigore geometrico a linee morbide, dinamiche, leggere, sinuose e naturali.
Le opere di Zanga sono “poeticamente inclusive” e meritano tempi generosi di osservazione, sono fatte per interagire e farci entrare in contatto con universi profondi dove le sensazioni possono spingersi oltre la semplice percezione visiva.
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